"Se qualcuno mi avesse chiesto circa un anno e mezzo fa dell'alta moda, probabilmente sarei stato indifferente e avrei detto qualcosa tipo: 'Beh, penso che sia irrilevante', o qualcosa del genere". Sono parole di Jonathan W. Anderson, direttore creativo di Dior, che pochi giorni fa ha rilasciato un intervista a una redattrice di BoF. "Ora mi sento come se stessi facendo un dottorato di ricerca in alta moda - aggiunge - Ogni giorno imparo il processo di qualcosa che in Francia si fa da così tanto tempo. È una sorta di istituzione a sé stante."
La sfilata couture di Dior è stato un evento ad alto rischio per il marchio, il secondo più grande di LVMH , duramente colpito dal rallentamento della domanda di beni di lusso. Ciò dipende dal peso che l'alta moda riveste nella e per la maison. Non è facile capire questo punto, con il rischio di liquidare tutto il fenomeno in un grande e costosissimo evento teatrale. Eppure è anche questo. Cioè è un'esibizione di status con cui le grandi case del lusso attestano la propria rilevanza. Ma è molto di più. Lo abbiamo sperimentato di persona, ad esempio incontrando i designer della couture di Balenciaga.
Il capi di alta moda nascono come espressione di un savoir faire autentico. Sono frutto di un'artigianalità che non ha limiti di tempo né di budget. Sono pertanto il contesto dove le aziende del lusso detengono ed elaborano la propria competenza. L'esperienza diretta ci insegna che mentre le compagini degli uffici stili del pret a porter stanno abbassando, non solo l'età media, ma anche la competenza media, chi lavora intorno alla couture ha un competenza notevolmente più elevata, perché opera in un contesto che è deputato a custodire proprio il know how.
"L'alta moda è come un laboratorio - dice ancora Anderson - Come possiamo imparare da questa esperienza e applicarla anche ad altri settori dell'azienda?" Penso sia una domanda interessante che ci orienta a sviluppare un dialogo più sistematico con questo mondo.