Boom del consumo di cotone, il miracolo di San Giuseppe

Boom del consumo di cotone, il miracolo di San Giuseppe


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Nel marzo scorso, sulle regioni sud-occidentali degli Stati Uniti, si è abbattuta un'ondata di caldo senza precedenti. In Arizona e nel sud della California la colonnina del termometro si è spinta per la prima volta nella storia - o, almeno, da quando esistono le misurazioni - sopra la tacca dei 43 gradi, con il record di 43,3° che è stato registrato nella giornata del 19 marzo, festa di San Giuseppe. Ma gli incendi, e gli ettolitri di sudore versati, non sono le uniche conseguenze di un cambiamento climatico che in Europa sta dando il meglio di sé proprio in queste ultime e roventi settimane.

Se è vero che negli Stati Uniti le ricerche condotte su Google con la chiave "fibra naturale" sono aumentate costantemente, è anche vero che il picco è stato raggiunto proprio nel mese di marzo. Le statistiche elaborate da Google Trends forniscono dati significativi, e per certi versi inattesi, almeno nelle proporzioni. Nell'ultimo quinquennio le ricerche per "abbigliamento in materiale naturale" sono aumentate di circa l'850% e il picco, manco a dirlo, è stato raggiunto proprio per San Giuseppe. A livello mondiale, il quadro non è diverso, almeno in termini di trend complessivo: le ricerche per quest'ultimo termine sono quadruplicate. Mentre domande come "La viscosa è una fibra naturale?" sono aumentate, sempre su Google, di oltre il 5.000%, cosa che suggerisce un atteggiamento sempre più orientato alla comprensione dei materiali e alla loro origine.

Questa simmetria tra aumento delle temperature e aumento dell'interesse per le fibre naturali è troppo puntuale per essere frutto del caso. E del resto i dati di mercato fotografano, in un quadro di costante innalzamento delle temperature, un analogo incremento del consumo di fibre naturali. Ma se fino a un certo punto hanno prevalso le ragioni di natura ecologica, oggi sembra che in gioco siano entrati anche altri fattori. A lungo le preoccupazioni relative alle fibre sintetiche sono state alimentate dalla crescente consapevolezza di problematiche come le microplastiche, oltre che dai dibattiti che hanno investito sostanze chimiche come i PFAS e tutti gli altri impermeabilizzazione legati al ciclo del fluoro. Secondo un sondaggio condotto da Cotton Incorporated, azienda che promuove il cotone come alternativa naturale a fibre come il nylon o poliestere, la consapevolezza dell'inquinamento da microplastiche è aumentata costantemente nell'ultimo decennio: il 45% dei consumatori a livello globale adesso conosce il problema, rispetto al misero 27% del 2017.

Tuttavia, il record di San Giuseppe sembra indicare una correlazione più diretta dell'interesse per le fibre naturali con il sentimento personale di benessere o, come nel caso in questione, di malessere. Almeno che non si voglia pensare che la canicola abbia indotto un repentino innalzamento della sensibilità ecologica. E' più verosimile distinguere due piani: quello ideale che riguarda la visione del mondo e del futuro, più lento a cambiare e, probabilmente, meno condizionato dalla contingenza. E quello relativo al senso intimo di benessere. Sul primo su muovono le istanze ecologiche, sul secondo, la ricerca di materiali più compatibili con la proprio fisiologia, con un'esigenza crescente di tutela del corpo, della sua bellezza ed efficienza. Due piani che il 19 marzo scorso si sono evidentemente fusi, mentre i consumatori americani rischiavano di squagliarsi in una camicetta di poliestere.


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