Cabina virtuale, secondo atto

Cabina virtuale, secondo atto


Condividi questo post

Il capo su misura, così come la cabina di prova virtuale, sono il grande miraggio della moda, soprattutto di quella di fascia alta o di lusso. Per anni, si è cercato, da un lato, di ridurre l'impatto dei resi fornendo agli acquirenti digitali una serie di strumenti che consentissero di visualizzare il capo addosso al proprio corpo. E dall'altro, di individuare una strada che consentisse di proiettare nel futuro il ricco bagaglio della sartoria. Due aspirazioni forse legittime, alla luce delle evoluzioni tecnologiche, ma ampiamente frustrate.

Nonostante gli sforzi, la prova virtuale non ha mai sfondato. Secondo un sondaggio di eMarketer, un'azienda americana che fornisce consulenza e analisi di marketing, solo una quindicina di utenti su mille (circa l'1,4%) di età compresa tra i 18 e i 65 anni utilizzano regolarmente questi strumenti. La verità è che sono percepiti o troppo invasivi sul corpo - e forse anche troppo impietosi, nella onesta rappresentazione digitale che forniscono - oppure troppo imprecisi. Il risultato è che la sartoria, soprattutto quella maschile, continua ad affidarsi al metro del sarto, e che i corrieri continuano a fare la spola tra centri di logistica e le residenze private.

L'avvento dell'intelligenza artificiale, tuttavia, sembra promettere un salto di qualità. O quanto meno, è questa la valutazione che hanno fatto alcuni dei protagonisti sia della scena tecnologica che del mondo del lusso. La posizione dei primi non sorprende. Ovvero, non sorprende che lunedì scorso, in occasione della propria conferenza annuale, il colosso della intelligenza artificiale Nvidia GTC, abbia annunciato una partnership con l'azienda "Catches" per mettere a punto una piattaforma che promette di fornire "vestibilità, taglie e drappeggio realistici per l'e-commerce di moda". Meno scontato il supporto che hanno fornito investitori di alto profilo come Antoine Arnault, direttore dell'immagine e dell'ambiente di LVMH, come la sua socia, la supermodella Natalia Vodianova, e come Gary Sheinbaum, ex CEO di Tommy Hilfiger, i quali hanno assicurato un finanziamento incoraggiante di 10 milioni di dollari, che non è una cifra astronomica - viste quelle che corrono nel settore delle IA - ma che non è neppure così trascurabile.

Fino a oggi la maggior parte dei software di prova virtuale, anche di quelli che già utilizzano l'IA, si sono limitati a comporre due immagini: la foto a grandezza naturale fornita dall'acquirente e quella del capo d'abbigliamento. Come mixare due quadri, senza tenere conto delle proprietà fisiche del materiale (il drappeggio, le texture, il taglio, per esempio), né della reale fisicità della persona. A meno che questa non venga acquisita attraverso un fastidioso passaggio in costume adamitico (o giù di là) attraverso un body scanner di stazza aeroportuale. Al contrario, sembra che il software in sviluppo da parte di Catches richieda solo un selfie e la taglia, promettendo una drastica riduzione delle barriere che il consumatore digitale si trova a dover superare in fase di acquisto.

In realtà, quanto si muove su questo livello di marketing è solo la punta di un iceberg che lascia il corpo sommerso nel vasto mondo della produzione industriale. L'integrazione tra intelligenza artificiale, tra i software di modellistica bi e tridimensionali, le semplici immagini dei corpi e quelle dei capi d'archivio sono il fronte su cui si muovono tutti i grandi player del settore. Lo scopo non è solo quello di ridurre i tempi e i costi dello sviluppo di una collezione, traguardo già rilevante per aziende che ormai hanno moltiplicato le uscite stagionali e compresso i tempi di sviluppo oltre i limiti del ragionevole e del sostenibile. Lo scopo è anche quello di trasformare lo sviluppo tecnico - che oggi passa attraverso figure altamente specializzate e dunque abbastanza rare - in una sorta di estensione del processo creativo, introducendo una sorta di automatismo tra quello che è il lavoro di disegno e di ricerca di immagini - ovvero il lavoro degli uffici stile - e la realizzazione dei capi, che al momento richiede il contributo decisivo di modellisti e di sviluppatori di prodotto.

Marketing e industria sono pertanto impegnati, seppure dislocati su due fronti diversi, nella medesima guerra. Una guerra dalle sorti ancora indecise e che potrebbe avere, come prima vittima, proprio il fattore umano.


Condividi questo post

Sii il primo a sapere

Unisciti alla nostra comunità e ricevi notifiche sulle prossime storie

Iscrizione in corso...
You've been subscribed!
Qualcosa è andato storto