Come cambia la geografia dei multimarca fisici e indipendenti
Anche B1OCK di Hangzhou nella classifica dei 65 migliori negozi del mondo

Come cambia la geografia dei multimarca fisici e indipendenti


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Per oltre un ventennio, hanno resistito a una sorta di assedio. Da un lato, le reti distributive dirette dei colossi del lusso e del prodotto di massa; dall'altro, le grandi piattaforme di distribuzione on-line. Sotto il fuoco incrociato degli uni e degli altri, i negozi multimarca hanno provato a restare in piedi. Molti sono caduti sul campo: a centinaia ogni anno. Poi, finalmente, qualche spiraglio di luce. L'esperienza fisica ha recuperato terreno. Le grandi piattaforme come Match fashion, SSense o Luisa Via Roma lo hanno scoperto a proprie spese. Nel corso degli ultimi due anni, molte hanno chiuso oppure hanno drasticamente ridotto le proprie ambizioni. E gli indipendenti hanno recuperato terreno, non senza grandi modifiche. A cominciare da quelle di natura geografica: accanto alle capitali storiche come New York, Londra, Tokio, Parigi e Milano, cominciano ad affacciarsi realtà in apparenza periferiche, ma che corrispondono a un nuovo assetto geopolitico che l'Occidente non ha ancora ben digerito. Tanto meno assimilato.

E' quanto lascia emergere un dossier pubblicato all'inizio di agosto dal quotidiano di settore Business of Fashion. Coinvolgendo decine di esperti, ha voluto stilare un elenco dei 65 migliori negozi del mondo, valutati secondo tre principali criteri:

1. La capacità di selezionare: in un'epoca di infinite possibilità di scelta, i rivenditori più preziosi non sono quelli con il più vasto assortimento, ma quelli con il punto di vista più chiaro e convincente.
2. La qualità dell'esperienza: i migliori negozi al mondo offrono più di un semplice prodotto; offrono esperienze difficili da replicare online, che si tratti di un design innovativo, di un servizio clienti eccezionale o di un ricco calendario di eventi per la comunità di riferimento.
3. Le partnership . I grandi rivenditori devono contribuire all'ecosistema del settore. Non si limitano a vendere marchi, ma contribuiscono a costruirli. Spesso sostengono i designer emergenti, collaborano con i creativi locali e diventano punti di riferimento culturali nelle loro aree.

L'elenco finale è molto variegato e ricco di sfumature, ma emergono alcuni schemi ricorrenti. Innanzitutto, i migliori negozi di moda indipendenti al mondo sono giovani: quasi il 70% ha aperto i battenti per la prima volta negli ultimi 20 anni. Anziché prosperare nonostante l'e-commerce, molti dei migliori negozi di oggi sono nati parallelamente ad esso, a dimostrazione che una selezione accurata e un'esperienza fisica coinvolgente hanno acquisito maggiore valore proprio nell'era digitale e, forse, in reazione ad essa. Inoltre, emerge come la dimensione non sia così importante, ai fini della rilevanza: accanto a giganti come Joice di Honk Kong ci sono piccole realtà come The Broken Arm di Parigi o Machine-A di Londra. Infine, sorprende la distribuzione dei top shop sulla mappa mondiale. Sebbene gli Stati Uniti siano presenti nella lista con il maggior numero di rivenditori, e nazioni come il Giappone restino ancora contesti fondamentali, avanzano nomi come Alára di Lagos, Ensemble di Mumbai , Boutique N di Kuwait City e Maison 69 del Cairo. E con loro, un nuovo assetto. Ecco comunque l'elenco completo:

1) Alara di Lagos, Nigeria; 2) A'maree's di Newport Beach, Stati Uniti; 3) Arts & Science di Tokyo e Kyoto, Giappone; 4) Dongliang di Beijing, Shanghai, Shenzhen, Guangzhou e Qinhuangdao, Cina; 5) Dover Street Market, nata a Londra ma oggi internazionale; 6) Maison69 del Cairo, Egitto; 7) 10 Corso Como, Milano; 8) A Ma Maniére di Atlanta, Stati Uniti; 9) Andreas Murkudis di Berlino; 10) B1OCK di Hangzhou, Cina; 11) Boon the Shop di Seul, Corea; 12) Ekseption di Madrid e Marbella, Spagna; 13) Ensemble di New Delhi, Hyderabad, Ahmedabad, Mumbai, Gurgaon, India; 14) Hirshleifers di Manhasset, Stati Uniti; 15) Ikram di Chicago, Stati Uniti; 16) La Garçonne di New York; 17) L'Éclaireur di Parigi; 18) Maxfield di Los Angeles; 19) Parlour X di Sidney, Australia; 20) Absolutely Fabrics di Toronto, Canada; 21) Aby Concept di Abidjan, Costa d'Avorio; 22) Agor Ibiza di Ibiza; 23) Antonia di Milano; 24) Apoc Store di Londra; 25) Beige Habilleur di Parigi; 26) Biotop di Tokyo, Osaka e Kobe, Giappone; 27) Boutique N di Kuwait City, Kuwait; 28) Boygar's di Tbilisi, Georgia; 29) By George di Austin e New Orleans, Stati Uniti; 30) Capitol di Charlotte, Stati Uniti; 31) C'H'C'M' di New York; 32) Darklands di Berlino; 33) Departamento di Los Angeles; 34) Elisewalker di Los Angeles; 35) Eng di Shanghai; 36) GR8 di Tokyo; 37) Ikal di Mexico City, Mexico; 38) Joyce di Honk Kong; 39) Just One Eye di Los Angeles; 40) Kirna Zabete di New York; 41) Labelhood di Shanghai; 42) Le Mill di Mumbai; 43) Machine-A di Londra; 44) Maidens di Tokio; 45) Mc Mullen di San Francisco, Stati Uniti; 46) Mohawk General Store di Los Angeles; 47) Mouki Mou di Londra; 48) Neighbour di Vancouver, Canada; 49) Nitty Gritty di Stoccolma; 50) NK di San Paolo, Brasile; 51) Restir di Tokyo; 52) Runway di Hanoi, Vietnam; 53) Slam Jam di Ferrara; 54) Smets di Bruxelles; 55) SND di Shanghai; 56) St Dom di Bogotà e Cartagena, Colombia; 57) Sugar di Arezzo; 58) Tasoni di Zurigo; 59) Temple Muse di Lagos, Nigeria; 60) The Broken Arm di Parigi; 61) The Tokyo di Tokyo; 62) The Webster di Miami, Stati Uniti; 63) Ven.Space di New York; 64) Words, Sounds, Colors & Shapes di Parigi; 65) Working Title di San Paolo, Brasile.


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