Che i tempi attuali non siano dei migliori, è un dato piuttosto evidente. O, quanto meno, è un dato condiviso dalla maggior parte della popolazione occidentale. WGSN, l'azienda specializzata in tendenze e previsioni di mercato, ha tradotto questo sentimento diffuso in una tabella che si spinge a fare una previsione sull'andamento delle emozioni per i prossimi tre anni.
In realtà, la loro analisi esamina un periodo di oltre dieci anni e mostra come i sentimenti negativi di "rabbia, stress e paura" siano costantemente aumentati a partire dal 2015. Un piccolo rimbalzo tra il 2016 e il 2017 non inverte un quadro complessivamente negativo e per di più destinato ad acuirsi nei due anni a venire. Previsione fin troppo facile, visto il perdurare di tante crisi internazionali che compromettono la stabilità del contesto economico, che riducono la capacità di movimento di merci e di persone, che incrementano il senso complessivo di insicurezza. Questo tipo di analisi era già di dominio pubblico a partire dal 2023, anno in cui è sceso il gelo sui consumi ed è iniziata la crisi del lusso.
Quello che è nuovo, nel rapporto di WGSN, è semmai il tentativo di tratteggiare, sulla base di questo quadro emozionale, la fisionomia del consumatore che verrà. In altri termini, la piattaforma cerca di rispondere a questa domanda: che tipo di consumatore sarà e cosa cercherà esattamente un soggetto gravato da questi sentimenti crescenti di rabbia e paura? Come si rapporterà al mercato un'umanità con un così basso indice di felicità e di soddisfazione? L'identikit che traccia WGSN fa emergere la fisionomia di un restauratore. Ovvero, di qualcuno che ha come obbiettivo il recupero di un benessere personale - e, almeno in parte, sociale - che al momento sembra appartenere a una stagione remota. Stabilità, sicurezza non solo economica, fiducia: tutto lascia pensare a criteri di scelta più orientati alla tradizione che non all'innovazione. Più artigianato e meno intelligenza artificiale, per dirlo in estrema sintesi.