Schiaparelli al V&A Museum    In equilibrio tra arte e moda
Ritratto di Elsa Schiaparelli, di Man Ray, 1933

Schiaparelli al V&A Museum In equilibrio tra arte e moda


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Il prossimo 28 marzo si inaugura al Victoria & Albert Museum di Londra la prima mostra inglese interamente dedicata alla figura e al lavoro di Elsa Schiaparelli, la stilista italiana che condivide con Coco Chanel la "maternità" del concetto moderno di moda. L'esposizione, dal titolo "Schiaparelli: Fashion Becomes Art" resterà aperta almeno un semestre e si presenta come un viaggio nell’universo creativo di una donna che, nel mezzo dei drammi del secolo scorso, ha trasformato la moda in un linguaggio fantastico e sensuale. La mostra ripercorrerà quasi un secolo di innovazione, dalla fondazione della maison negli anni Venti alla sua stagione contemporanea, mettendo in luce l’influenza duratura della Schiaparelli sul design, sull’arte e sulla cultura popolare. Con oltre 200 oggetti - tra cui capi d’abbigliamento, fotografie, profumi e opere d’arte - sarà la più completa retrospettiva dedicata alla stilista romana, la cui figura - in questi ultimi anni, e grazie anche al lavoro del direttore creativo della maison Daniel Roseberry - sta finalmente uscendo da cono d'ombra in cui era scivolata alla metà degli anni Cinquanta, con la bancarotta della omonima maison parigina.

La modella Awar Odhiang in Schiaparelli haute couture autunno/inverno 2024

Elsa Schiaparelli era nata nel 1890 e, in lei, il sangue aristocratico della linea materna si incrociava con la tradizione intellettuale di quella paterna: suo padre professore di Lingua e letteratura araba all'Università di Roma, uno zio famoso astronomo, un cugino egittologo e senatore. Questo background culturale fu determinante nelle prime scelte. E certamente pesò anche in quelle successive. Sognando di diventare poetessa, inizialmente si dedicò agli studi di filosofia. Un'aspirazione avversata dalla famiglia che, attraverso varie vicende, la portò prima a Londra e poi a Parigi, dove arrivò nell'immediato dopoguerra con un matrimonio fallito alle spalle e una figlia a carico segnata indelebilmente dalla poliomelite. Nel frattempo, era entrata in contatto con figure come Marcel Duchamp, Man Ray e Francis Picabia, cioè i padri nobili dell'avanguardia che animavano la scena artistica tra Europa e Stati Uniti.

Nella capitale francese avvenne il primo e decisivo incontro con il mondo della moda: prima allieva di Paul Poiret, poi stilista della Maison Lambal, quindi nel '27 titolare di uno studio in proprio, in un appartamento di rue de Seine. Attraverso una proposta inizialmente focalizzata su pullover, costumi da bagno e cappelli, in seguito estesa a profumi e dunque al pret-a- porter, Elsa Schiaparelli conobbe un successo rapido e travolgente, arrivando nel 1934 a conquistare persino la copertina della rivista Time, e costruendo una rete di boutique estesa tra Londra, New York e Parigi con oltre cinquecento dipendenti. Nel corso del decennio anteriore alla seconda guerra mondiale, rinnovò e approfondì i rapporti con il mondo dell'arte, soprattutto con le correnti surrealista e dadaista, in una contaminazione reciproca che ha fatto scuola e che resta un paradigma anche per la moda di oggi. La guerra congelò le attività della Maison Schiaparelli, che nel dopoguerra ripresero ma senza il medesimo slancio. Nel 1954 la maison fu costretta a portare i libri in tribunale. Elsa Schiaparelli sopravvisse alla sua azienda una ventina d'anni, facendo vita ritirata tra Francia e Tunisia. Se ne andò a Parigi nel 1973 e con lei se ne andò anche buona parte della sua fama.

Abito da sera Schiaparelli fotografato da Cecil Beaton per Vogue Francia, 1936

Il merito di aver tirato fuori il suo nome dall'oblio è dell'imprenditore Diego Della Valle, che dopo aver rilevato marchio e archivio nel 2007, ha affidato la direzione artistica allo stilista Christian Lacroix, che nel 2014 ha firmato la prima sfilata couture. Un anno dopo, la prima collezione prêt-à-porter, mentre il timone creativo passava prima a Marco Zanini, quindi a Bertrand Guyon e infine all'attuale Daniel Roseberry. Dopo un avvio relativamente faticoso, il marchio sembra aver imboccato una fase di grande accelerazione. Senza dubbio, come dimostrano anche le recenti serate del Met Gala o dei Grammy, sta acquisendo una visibilità che probabilmente eccede la stessa consistenza di fatturato. Ma in un momento in cui il lusso sta scoprendo l'heritage come primo e principale valore di scambio, l'esperienza della Maison Schiaparelli dimostra che rifondare è più facile che costruire da zero.


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