E' uscita questa mattina la classifica trimestrale di Lyst, quella relativa all'ultimo trimestre del 2025. Pur avendo una validità molto parziale, è comunque un punto di vista autorevole sull'andamento dei marchi sul mercato. Un andamento che viene ricavato dal comportamento dei consumatori, piuttosto che dall'andamento della borsa o dalla pressione dei media. Lyst, infatti, è una piattaforma di vendita on line cui ogni anno accedono più di 160 milioni di consumatori. E la classifica viene stilata tenendo conto "del comportamento degli acquirenti di Lyst, incluse le ricerche sulla piattaforma e al di fuori di essa, le visualizzazioni dei prodotti e le vendite. Per monitorare l'interesse per marchi e prodotti, la formula incorpora anche le menzioni sui social media, le attività e le statistiche di engagement a livello mondiale".

Entrando più nel merito della classifica, si registrano alcune cose prevedibili e altre un po' meno, ma comunque molto significative. Tra le cose prevedibili, la perdita di posizione di Loewe, Versace e Bottega Veneta, con un cambio di direzione creativa che il mercato legge evidentemente come un downgrading. Anche aldilà dei toni trionfalistici che la critica ha per esempio riservato alla Totter o a Vitale. Anche la crescita di gradimento mostrata da Burberry e Ralph Lauren non sorprende, se non altro perché conferma una tendenza già in atto da mesi.
Tra le cose meno prevedibili, ma comunque significative, l'ingresso alla sedicesima posizione di Massimo Dutti, che è una conferma di questa marcia verso l'alto che stanno facendo i colossi del retail. Di Cos già lo sapevamo. Di Dutti ne abbiamo la conferma adesso. Ma il fenomeno di riposizionamento è innegabile.
Da segnalare lo scricchiolio, in termini di consenso, di marchi come The Row e Jacquemus, sintomo di una parabola che potrebbe aver imboccato la fase discendente, senza che i brand abbiano avuto il tempo o la forza di consolidarsi come classici. Non stupisce, in un momento come quello attuale, in cui il valore dell'heritage sembra aver assunto un peso determinante nella costruzione del consenso e del valore del prodotto.
Infine, appare ben decifrabile la crescita sia di Gucci che di Stone Island: sull'andamento del primo si riverbera l'efficacia del cambio di direzione creativa, con un designer che è, se non altro, un vero maestro nella creazione e nella gestione dell'hype. Nell'andamento di Stone Island è invece probabile che si veda la forza della distribuzione e della macchina mediatica, piuttosto che quella di un prodotto nel complesso ripetitivo.