La rivoluzione individualista della Generazione Zeta
Toni da biopic e capi vissuti nell'estetica di Camiel Fortgens

La rivoluzione individualista della Generazione Zeta


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Fino all'altro ieri era uno degli anelli della catena. Uno dei tanti elementi che compongono l'indeterminata trasmissione delle generazioni, in questa nomenclatura alfabetica che ha preso il via più o meno dagli anni Sessanta.

Oggi, però, la Generazione Z sta diventando - quando non è già diventata - quella che annovera i nuovi decisori. In termini generali, con questa espressione si indicano coloro che sono nati tra la fine del secondo millennio e la prima decade di quello successivo. I suoi componenti non sono solo dei nativi digitali, ovvero persone che non hanno mai conosciuto un mondo senza le connessioni di rete. Sono soprattutto dei nativi social, ovvero esseri umani inseriti in reti relazionali immateriali, abituati a informarsi senza ricorrere ad ausili cartacei, costruiti - in termini di gusto e di orientamento estetico - attraverso una prospettiva con poco radicamento geografico, meno ancora con un riferimento vincolante a una qualche comunità vicinale. Questa generazione di individui con radici culturali potenzialmente globali adesso sta prendendo il controllo del gioco.

Al netto dei tanti dinosauri che cercano di conservare il centro della scena, ormai assistiamo a un progressivo quanto inevitabile avvicendamento nei ruoli di comando, con una serie di implicazione che si fanno sentire in ogni ambito e ad ogni livello. E tanto più nell'ambito della moda, che nei social media ha trovato la sua dimensione più propria. Così ci si aspetterebbe che un gusto plasmato dagli influencer onnipresenti di Tik Tok o di Instagram si risolvesse in una linea estetica molto standardizzata e transnazionale. E invece sta accadendo l'esatto contrario. Sia chiaro: non è che non esistano forme di omologazione. Ci sono e assumono livelli di uniformità sconcertante. Può capitare di incontrare lo stesso identico tipo - in termini di allestimento - sulle strade di Londra, di San Paolo in Brasile o a Palermo: cloni di un unico archetipo che qualche personalità da enne-kappa-follower ha partorito via social lungo le strade di Los Angeles o di qualche altra piazza significativa. Ma questa tendenza non è ormai l'unica e non è neppure quella prevalente.

Si assiste a una tendenza esattamente contraria. Ovvero, c'è una marcata reazione al rischio di omogeneizzazione che sta spingendo la Generazione Z verso scelte nettamente personali, anche e soprattutto dal punto di vista estetico. Piuttosto che uniformarsi, proni, a una qualche tendenza, si vuole elaborare uno stile che affermi e renda visibile la propria individualità. Piuttosto che al capo di serie, ci si rivolge al pezzo unico, che appare più funzionale alla costruzione di un'immagine originale e distintiva. Piuttosto che alla perfezione del prodotto di lusso, si guarda alla sottile imperfezione di quello artigianale. Dal punto di vista sociale e culturale, si tratta di uno spostamento profondo e, in quanto tale, difficile da perimetrare con precisione. Si può tuttavia leggere attraverso dei fatti oggettivi che a questo spostamento possono essere almeno in parte ricondotti. Eccone alcuni:

  1. Dopo vari anni di false partenze, appare ormai consolidata una tendenza al capo vissuto che sta tagliando, trasversalmente, tutto il settore. Marchi di lusso che di massa stanno proponendo pezzi che fanno dell'irregolarità il proprio tratto distintivo. Capi che arrivano in negozio portandosi addosso una sorta di vissuto, seppure provocato ad arte. Ne è un esempio da manuale il marchio olandese Camiel Fortgens, che nella sua campagna unisce ai capi trattati un tono da racconto intimo. L'elemento rilevante è la crescente attenzione che questa piccola label indipendente si sta conquistando nello star-system americano.
  2. La piattaforma di moda di seconda mano Vinted ha dichiarato, per il 2025, un fatturato di 1,1 miliardi di euro, con un aumento del 38% rispetto all'anno precedente. Questo è certamente riconducibile alla ricerca di soluzioni a basso costo, in una situazione di mercato sofferente. Ma è anche indice di una ricerca orientata a pezzi unici. Elementi da inserire in un guardaroba sempre meno standardizzato. Ed è del tutto evidente quanto la piattaforma Vinted sia legata alla Generazione Z.
  3. Nell'intonazione dei designer - in quelli del momento - tendono a prevalere i riferimenti elementi autobiografici. Basta guardare alla collezione che Willy Chavarria ha firmato per Zara e la campagna di comunicazione che l'ha accompagnata, con immagini del paese di origine dello stilista. O alla borsa Valérie che lo stilista di Jacquemus ha dedicato alla madre passata di recente a miglior vita. Sono elementi personali, quasi intimi, che si rivolgono a un consumatore che cerca qualcosa di vero e irripetibile.

A questi tre sintomi, ne potremmo aggiungere altri. Per esempio, l'aumento di interesse da parte del lusso per tutto ciò che è artigianale. Così come il buon momento che, complessivamente, sta vivendo la couture. Tuttavia è chiaro che una tendenza che si muove a strati così profondi non ha e non può avere approdi così tanto prevedibili. Sono solo indizi.


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