Si attende a giorni, teoricamente entro la fine di aprile, l'elenco dei finalisti e dei membri di giuria del 41° Festival internazionale di moda, fotografia e accessori di Hyères, kermesse che si terrà dal 15 al 18 novembre prossimo, nel piccolo centro della Costa Azzurra. Nonostante il dissesto finanziario che l'istituzione francese ha svelato, suo malgrado, alla fine del 2024, l'assegnazione del premio resta un appuntamento importante per tutto il settore, cioè non solo per il contesto transalpino. Lo attestano, prima di tutto, i nomi degli stilisti che negli anni sono passati dal contest: da Antony Vaccarello a Marine Serre, da Victor & Rolf a Henrik Vibskov. Ma è un segno evidente della sua rilevanza internazionale anche la composizione della giuria, che per l'edizione 2025 riuniva - per la sezione moda - personaggi come Pelagia Kolotouros, responsabile artistica di Lacoste, Alexandre Mattiussi, fondatore di Ami, i designer Ludovic de Saint Sernin e Marine Serre, nonché Grace Wales Bonner, nuova responsabile della collezione maschile di Hermes.
Le origini del premio risalgono 1986, quando Jean-Pierre Blanc, allora appena ventenne, riuscì a mettere in piedi nella sua città natale il primo Salone europeo per giovani stilisti. Autodidatta, figura trasversale a moda, arte e design, il suo principale talento è stato di natura organizzativa e relazionale. Con grande pazienza e determinazione, ha saputo coinvolgere nella sua iniziativa le figure di spicco della moda parigina, dunque del mondo. Karl Lagerfeld è stato suo grande amico e grande sostenitore del festival, che con il passare degli anni ha progressivamente allargato la sua struttura tematica: nel 1997 è arrivata la sezione di fotografia e dal 2017 si è aggiunta quella dedicata al design di accessori. I finalisti sono dieci per ciascuna specialità e le loro creazioni vengono presentate sotto forma di sfilate, per il concorso di moda, e in mostre collettive per il concorso di fotografia e di accessori. Ai vincitori, oltre alla visibilità implicita nel premio, viene offerta una serie di sostegni tra premi economici (per esempio, i 20mila euro offerti lo scorso anno dalla Maison Chanel), forniture di materie prime e di consulenze.
La storia del premio, per circostanze non proprio fortuite, si incrocia con quella della sua sede, la prestigiosa Villa Noailles, che in termini di fondazione con scopi di mecenatismo è da quarant'anni titolare del festival, nonché di varie altre iniziative che ruotano intorno alla creatività emergente. Collocata sulla sommità di una collina della Costa Azzurra, ornata di pini e di palme, Villa Noailles si erge come una grande nave da crociera bianca, affacciata sullo scintillante Mar Mediterraneo. Costruita tra il 1923 e il 1928 per il Visconte e la Viscontessa de Noailles, mecenati di artisti come Man Ray, Luis Buñuel, Salvador Dalí, Jean Cocteau, Balthus e molti altri, la villa e i suoi dintorni sono da tempo associati all'iniziativa artistica e a un certo spirito anticonformista. Si può dire che la villa fu il primo atto di Charles e Marie-Laure in qualità di mecenati. Sapevano di volere una casa per le vacanze in Costa Azzurra, ma decisero di farne qualcosa di più rispetto a un semplice rifugio dagli inverni parigini. Commissionarono a un architetto emergente e molto giovane, Robert Mallet-Stevens, la progettazione di una casa che potesse essere utilizzata per vivere una vita quanto più modernista possibile. In realtà, Mallet-Stevens non aveva mai costruito nulla prima, a parte scenografie cinematografiche, ed è così che scoprirono il suo lavoro, e da lì gli diedero questa opportunità.
L'intera casa fu concepita con l'idea di essere un punto di incontro per le persone. Man mano che veniva costruita, venivano aggiunte sempre più camere per gli ospiti, proprio a questo scopo. E tutto ciò che la arredava – i mobili, le opere d'arte alle pareti – era stato commissionato agli artisti che amavano, in modo che quando invitavano i loro ricchi amici aristocratici a soggiornare, questi si sentissero ispirati a commissionare opere a loro volta, e il mecenatismo continuasse in questo modo. Ma oltre al sostegno finanziario, ospitavano artisti e mecenati insieme. Così non è un caso che proprio nel contesto di Hyères sia nata un'iniziativa come quella del festival. Né tanto meno è un caso, che a distanza di pochi anni le due traiettorie - quelle del premio e quelle della villa - si siano saldate in un unico osservatorio sulla creatività contemporanea.