Icicle, il minimalismo cinese che ha sorpreso tutti
Louise Xu, presidente esecutivo di Icicle. A destra, il flagship di Shanghai

Icicle, il minimalismo cinese che ha sorpreso tutti


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Icicle è un marchio da primato. Quando è stato fondato, ormai quasi trent'anni fa, è stato il primo, in un contesto cinese già ricco di fermenti creativi, a fare propria una visione molto sofisticata di prodotto e un sistema di valori che aveva come cardine la sostenibilità, la qualità e il controllo di filiera. I due fondatori, i designer Ye Shouzeng e Shawna Tao, avevano elaborato, alla fine del millennio, un'estetica che marchi come The Row hanno portato sul mercato con quasi dieci anni di ritardo. In effetti, nel 1997, la scelta di puntare su un quiet luxury associato a materiali naturali era tutt'altro che scontata. All'epoca, i consumatori cinesi del lusso erano attratti soprattutto dai marchi internazionali e dai loro emblemi ben visibili. E anche in occidente l'utilizzo sfrenato di brand e monogrammi era la principale chiave creativa. Questo "anticipo" ha consentito a Icicle di crescere bene e molto. Oggi ha più di 300 punti vendita tra Asia ed Europa. Nel 2018, la sua società madre ha incorpoto il marchio francese Carven. E oggi è divenuto partner strategico del gruppo Kering. L'azienda è completamente integrata lungo tutta la filiera produttiva. Gestisce infatti due siti produttivi: uno stabilimento altamente automatizzato e tecnologicamente avanzato a Shanghai e un secondo laboratorio, situato nei dintorni della città, dove prevale una lavorazione artigianale.

Icicle è presente anche in Europa con uno studio creativo e quattro boutique a Parigi. L'investimento effettuato da Kering nella società madre ICCF Group, annunciato nell'aprile 2026, prevede un accordo di collaborazione attraverso il quale ICICLE condividerà la propria conoscenza del mercato cinese con il gruppo francese, mentre potrà beneficiare dell'esperienza internazionale di Kering per accelerare l'espansione all'estero e ampliare la propria offerta di prodotto. Due anni fa il marchio ha inaugurato un grande complesso nel distretto di Xuhui, a Shanghai, che comprende un giardino, un ristorante, una galleria d'arte e spazi commerciali, dove vengono organizzati cocktail, mostre ed eventi dedicati alla clientela.

Il punto di vista di Icicle è dunque altamente rilevante, anche perché proviene da un mercato che tutti considerano - insieme agli Stati Uniti - il vero pilastro del lusso per il prossimo quinquennio. Perciò è di notevole interesse l'intervista che la presidente esecutiva del marchio, Louise Xu, ha rilasciato in questi giorni al quotidiano Business of Fashion. Aiuta a comprendere il crescente interesse verso i brand nazionali che sta nascendo in Cina. E le differenze tra consumatori cinesi e occidentali, che restano significative, sebbene non manchino gli elementi che definiscono l'identità del cliente del lusso a prescindere dalla sua origine e dai suoi specifici riferimenti culturali.

Qual è l'approccio del marchio al retail e ai flagship store?

Recentemente abbiamo sviluppato un nuovo concept chiamato ICCF Garden, uno spazio che permette ai visitatori di immergersi completamente nell'universo del brand. Non ospita soltanto le collezioni uomo e donna, ma comprende anche un ristorante, una galleria d'arte e una caffetteria.

Organizziamo numerosi eventi e l'esperienza del cliente non si limita allo spazio fisico, ma prosegue anche attraverso i canali digitali. Questo approccio omni-canale funziona molto bene a Shanghai. Nei prossimi anni prevediamo di aprire altri spazi simili, inizialmente nelle principali città cinesi e successivamente all'estero, a partire dall'Europa.

Oggi nei centri commerciali cinesi si registra un traffico sempre minore, anche perché l'e-commerce è estremamente sviluppato. È proprio per questo che abbiamo voluto creare uno spazio fisico capace di offrire un'esperienza unica ai clienti. ICCF Garden ci consente di esprimere pienamente il nostro universo: non si tratta soltanto di vendere prodotti, ma di comunicare un'estetica, una direzione artistica e una precisa visione curatoriale.

Si registra un crescente interesse dei consumatori cinesi verso i marchi nazionali?

Quando ICICLE è nata, negli anni Novanta, molti consumatori acquistavano marchi di lusso stranieri come simbolo di status sociale. Oggi, invece, le persone ricercano soprattutto qualità e valori. Le nuove generazioni sono molto più attente ai temi ambientali. Inoltre, è cresciuto il senso di appartenenza culturale: in passato i marchi internazionali erano considerati superiori, mentre oggi esiste una maggiore fiducia nei confronti dei brand cinesi, che hanno dimostrato di possedere competenze di alto livello sia nel design sia nella produzione. Un tempo il logo rappresentava un segno distintivo dello status sociale. Oggi i consumatori sono più discreti e prestano molta più attenzione ai materiali. Essere un marchio cinese è motivo di orgoglio, ma è indispensabile offrire lo stesso livello qualitativo dei grandi brand internazionali.

Quanto contano cultura e artigianalità nel coinvolgere i clienti?

Arte e cultura svolgono un ruolo fondamentale nel lusso. Lo stesso vale per l'artigianalità, perché conferisce ai prodotti una dimensione profondamente umana. Uno dei nostri prodotti simbolo è il cappotto in doppio cashmere, rifinito interamente a mano da artigiani altamente specializzati. Collaboriamo inoltre con artigiani provenienti da diverse regioni della Cina, reinterpretando tecniche tradizionali in chiave contemporanea. Ad esempio, utilizziamo sete provenienti da specifiche aree del Paese, tinte esclusivamente con coloranti vegetali. Si tratta di prodotti molto apprezzati, perché combinano il sapere artigianale con il nostro linguaggio estetico. Collaboriamo anche con il mondo dell'arte, organizzando mostre tra Parigi e Shanghai. Invitiamo artisti europei a esporre nel nostro spazio di Shanghai e artisti cinesi e giapponesi nel flagship di Avenue George V a Parigi. Lo scorso anno abbiamo sostenuto una collezione cinese al Louvre e intratteniamo una partnership di lungo periodo con il Museo di Shanghai. Ogni anno il museo apre i propri archivi per sviluppare una capsule collection.

Come sviluppate le collezioni e quale ruolo hanno le sfilate?

Il nostro obiettivo è creare collezioni destinate a durare nel tempo, utilizzando tessuti di altissima qualità per esprimere un'eleganza discreta. I nostri studi creativi di Shanghai e Parigi sono guidati dalla direttrice creativa, la designer francese Bénédicte Laloux. La struttura favorisce un continuo scambio tra i due team di progettazione, dando vita a un autentico dialogo culturale tra Oriente e Occidente. Fin dalla nascita del marchio la qualità è stata una priorità assoluta ed è per questo che abbiamo costruito una filiera produttiva completamente integrata. Il 90% dei nostri capi viene realizzato nei nostri stabilimenti.

Lo stabilimento di Shanghai è probabilmente uno dei più moderni al mondo nel settore della moda. Proprio lì abbiamo trasmesso in diretta streaming una delle nostre sfilate. Riteniamo importante essere trasparenti e permettere ai clienti di conoscere l'ambiente in cui vengono realizzati i nostri prodotti.

In cosa si assomigliano e in cosa differiscono i consumatori cinesi e quelli occidentali?

Entrambi ricercano prodotti della massima qualità. Sempre più clienti desiderano acquistare capi destinati a durare nel tempo e privilegiano design senza tempo. I consumatori cinesi sono molto aperti alla scoperta di nuovi marchi, rendendo più semplice instaurare una relazione con loro. Sono inoltre estremamente dinamici e molto attivi nel mondo digitale. I consumatori europei, invece, beneficiano di una scelta molto ampia. Sono generalmente più esigenti e tendono a prendersi più tempo per conoscere un marchio, comprenderne i valori e instaurare un rapporto di fiducia prima dell'acquisto.


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