L'ultimo capolavoro del maestro Issey Miyake si chiama Satoshi Kondo, il designer che ha ricevuto direttamente dalle mani del maestro e fondatore dell'omonima casa giapponese le redini di un marchio tanto riconoscibile quanto soggetto al rischio di un'inutile catena di ripetizioni.
Nato nel 1984 a Kyoto da una madre modellista, Kondo è entrato a far parte della Issey Miyake Inc. nel 2007, dopo una laurea all'Ueda College of Fashion di Tokyo. Alla sua creatività si deve lo sviluppo e il successo prima della linea Pleats Please e successivamente di Homme Plissé. Risultati che gli assegnano il ruolo di braccio destro del vecchio maestro. Ma sarebbe un errore leggervi una semplice continuità. Come se il talento principale di Kondo fosse stata la capacità di custodire e interpretare un'eredità pesantissima e preziosa, non solo per l'azienda ma per tutta la moda in generale. E' il rischio cui sono esposti tutte le grandi case. Tanto più quando sono detentrici di uno stile così marcato. Ma il maestro non ha scelto Kondo per la sua fedeltà alla linea, quanto per l'esatto contrario. Ovvero, per la sua capacità di deragliare dalla visione geometrica e ingegneristica del fondatore per inserirvi elementi di pura fantasia. Simbolicamente parlando, si potrebbe dire che Kondo ha saputo progredire uccidendo la figura paterna, nel modo più delicato possibile ma con grande audacia e personalità. La sua comprensione dei valori fondanti di Miyake è pertanto cruciale quanto la sua libertà nell'interpretarli. Una libertà che sta dando frutti insperati e, probabilmente, neppure previsti - in queste proporzioni - dalla stessa azienda. Questo slancio di mercato, che ben si legge anche nell'ultima sfilata parigina - applaudita nella serata del 2 ottobre scorso - risulta difficile da combinare con la storia di un marchio che ha avuto il suo apice all'inizio degli anni Novanta.
La storia era iniziata nel 1970, con la fondazione del Miyake Design Studio. Una partenza che precede di 7 anni il debutto di Yohji Yamamoto e di 3 quello di Comme des Garçon, solo per collocare la vicenda di Miyake sulla linea evolutiva della moda giapponese. Il fatto che nasca come Design studio, piuttosto che come azienda di abbigliamento, è un fatto decisivo per tutto il successivo sviluppo, avvenuto con un rigore progettuale che tenderà sempre a prevalere sugli aspetti di marketing o su quelli di comunicazione. L'approccio del maestro resterà orientato fino alla fine all'innovazione e alla creazione di cose mai fatte prima, con uno sguardo che dai materiali ha sempre saputo allargarsi anche ai processi e alla tecnologia.
Il successo arrivò all'inizio degli anni Ottanta e si protrasse, con una crescita costante, fino a buona parte del decennio successivo. Poi il rigore iniziò a trasformarsi in ripetizione. E la collezione, in una raccolta di capi per certo versi classici - classici per lo stile della casa, naturalmente - che facevano molta fatica a trovare spazio sul mercato, se non in una cerchia di cultori che tra Oriente e Occidente consentivano alla casa di restare in piedi. Rendendosi conto che il marchio aveva bisogno di un cambiamento, nel 2019 il signor Miyake si decise ad affidare a Kondo la direzione creativa principale, incoraggiandolo a coltivare la sua autonomia. Che con il 2022, anno di morte del maestro, è praticamente esplosa, riportando sorprendentemente il marchio al centro della scena culturale.