E’ singolare che dietro due tra i talenti creativi più acclamati del momento ci sia una medesima scuola, che tra l’altro non brilla per visibilità internazionale. I talenti in questione sono Anthony Vaccarello, lo stilista belga che dal 2016 guida la maison Saint Lauren, e il collega Matthieu Blazy, lo stilista parigino che circa un anno fa ha assunto le redini di casa Chanel, dopo aver guidato dal 2021 al 2024 il marchio italiano Bottega Veneta. Quanto alla scuola, si tratta dell’École nationale supérieure des arts visuels de La Cambre, l’istituto di Bruxelles fondato nel 1926 da Henry van de Velde, pittore, architetto e decoratore considerato a ragione come uno dei padri dell’Art Noveau.
Nata come scuola di arte, nel 1986 ha avviato un dipartimento dedicato alla moda. Una realtà relativamente piccola – e volutamente piccola – che accoglie ogni anno non più di 15 nuovi studenti, su una popolazione totale di circa 700 ragazzi che frequentano la sede storica de La Cambre, una bellissima abbazia cistercense del XIII secolo posta nell’immediata periferia della capitale belga. Un aspetto significativo è che si tratta di una scuola pubblica; una delle poche di tutta l’Europa Occidentale. Dal 1999 è guidata da Tony Delcampe, un ex allievo della scuola che si è diplomato nel 1994 e che ha dedicato quasi tutta la sua vita professionale all’insegnamento. Penso sia legittimo attribuire alla sua direzione, l’impostazione che contraddistingue la didattica dell’istituto: un approccio al design e alla creazione concreto e con solide basi tecniche. E una visione realistica del settore che incoraggia i diplomati a realizzarsi all'interno degli studi dei grandi marchi.

Ogni anno a La Cambre arrivano circa 200 domande di ammissione, che provengono da giovani di età compresa tra i 18 e i 23 anni. Per la triennale non ne vengono selezionati più di quindici (otto appena per il biennio magistrale), con criteri precisi: il pieno possesso della lingua francese, un'aspirazione al mestiere della moda ponderata e possibilmente poco idealizzata, la disponibilità a lavorare in team. Il talento è un presupposto ma non è l’unico elemento di valutazione. Il percorso di formazione è molto intensivo. Anthony Vaccarello, in una recente intervista, ha detto di non aver mai lavorato tanto come quando era sui banchi della scuola. Al termine della magistrale, ogni studente sceglie un tema con un paio di immagini di ispirazione (e non uno dei soliti mood board ridondanti tipici delle altre scuole) e consegna il dossier a un suo compagno, che lo svilupperà per la sfilata finale. Nei fatti, si riproduce il meccanismo che ogni giovane creativo si troverà ad affrontare entrando nella squadra di una qualsiasi maison. Ovvero, metterà la creatività al servizio del progetto di un altro, in una dialettica che dovrà fare una sintesi tra l’estetica della casa e la propria visione. E in effetti il 90% dei ragazzi che si laureano a La Cambre entrano in una grande azienda. In generale non sono incoraggiati ad avviare un marchio proprio, senza un’esperienza significativa e prolungata nel settore. Il caso di Marine Serre è per certi versi un’eccezione. Il suo marchio omonimo è partito a ridosso del diploma magistrale, nel 2017. Tuttavia, prima di dedicarsi totalmente alla sua etichetta, Marine Serre ha attraversato una mezza dozzina di maison, facendosi notare ovunque per un talento indiscusso.