Lusso, diritti umani e segnalazioni anonime

Lusso, diritti umani e segnalazioni anonime


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La settimana scorsa il gruppo LVMH, ovvero il più grande conglomerato mondiale del lusso, ha presentato ufficialmente una propria "Carta dei diritti umani". Si tratta di una dichiarazione dal tono molto solenne che si rifà esplicitamente ai testi e alle statuizioni che formano la base della convivenza internazionale, prima fra tutti la "Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo".

E' un atto soprattutto formale, perché molto di quanto riporta il documento era già prassi consolidata delle varie aziende del gruppo, ma ha il merito di fornire una base solida, e anche una serie di univoche linee guida, alle politiche che i vari brand del colosso francese hanno adottato in questi anni. La Carta porta un unico e tassativo codice di comportamento in ambiti delicati come la "Politica per la Salute e la Sicurezza", i "Principi di Retribuzione Equa", la "Carta sulla Privacy", gli impegni in materia di non discriminazione e pari opportunità, il "Codice di Condotta per il Reclutamento" e la "Carta sui rapporti di lavoro con modelli e modelle e sul loro benessere".

La responsabilità di guidare e, soprattutto, sorvegliare il percorso di piena attuazione della Carta è stata affidata a Julie Vallat, ex vice presidente per i diritti umani di L'Oréal e di Total. Attorno a lei verrà creato un consiglio indipendente composto da esperti pubblici e privati, chiamati a individuare eventuali punti deboli e a suggerire interventi prima che le criticità diventino un caso. Questo a riprova della delicatezza del tema, che sotto le spinte di varie inchieste - soprattutto italiane - ha assunto i tratti dell'emergenza. Si tratta, da un alto, di rassicurare i mercati e di convincerli, in via conclusiva, che il gruppo sta attuando una "strategia di sviluppo sostenibile nel rispetto dei più elevati standard etici, sociali e ambientali, fondata sui valori di creatività e innovazione, eccellenza, spirito imprenditoriale e impegno verso un impatto positivo". Dall'altro, di dare un impulso decisivo al processo interno di integrazione tra i vari standard che in questi anni hanno adottato le varie aziende del gruppo.

La Carta è, in larga parte, un insieme di dichiarazioni di principio molto generali e perciò teoriche. Tuttavia, contiene alcuni aspetti che potrebbero avere una ricaduta pratica immediata. Intanto sul tema della retribuzioni: "LVMH riconosce il diritto dei lavoratori a una retribuzione che garantisca a loro e alle loro famiglie un tenore di vita dignitoso. Il Gruppo si impegna ad applicare pratiche retributive eque e corrette per tutti i suoi dipendenti". E, andando oltre, con un perimetro d'azione che oltrepassa le attività dirette, richiede ai "propri partner commerciali - cioè ai fornitori di vario livello - di garantire retribuzioni giuste ed eque".


Ancora più interessante è quanto indicato nell'ultimo paragrafo della carta, quello dedicata ai meccanismi di segnalazione e di allerta. Nel testo si precisa che il "Gruppo istituisce un sistema di segnalazione destinato a ricevere e gestire in buona fede le segnalazioni riguardanti comportamenti illeciti o contrari ai propri principi e alle proprie regole interne". Tale sistema di segnalazione non è riservato ai dipendenti ma esteso anche ai fornitori esterni, anche a quelli di secondo livello, cioè a quei subappaltatori che sono all'origine di tante inchieste giudiziarie. Non solo potranno segnalare eventuali casi di violazione della Carta ma potranno farlo in forma anonima. A questo scopo, è stata predisposta "la piattaforma online LVMH Alert Line", disponibile in quindici lingue e accessibile, appunto, anche in forma rigorosamente anonima.


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