Lycra, fine di un'epoca (elastica)

Lycra, fine di un'epoca (elastica)


Condividi questo post

Il 17 marzo scorso, la Lycra Company ha presentato istanza di fallimento, ai sensi del Chapter 11, presso il Tribunale fallimentare degli Stati Uniti, Distretto meridionale del Texas. E' l'avvio di un percorso di ristrutturazione che dovrebbe salvare l'azienda, una parte abbondante dei suoi duemila e passa dipendenti nonché una posizione di mercato consolidata in quasi settant'anni di storia. Si prevede che nel giro di un paio di mesi l'azienda possa uscire dalla procedura. Tuttavia, resta il fatto che sulle spalle del colosso di Wilmington, nel Delaware, grava un debito imponente di oltre 1,2 miliardi di dollari. Qualunque sia l'esito del Chapter 11, è chiaro che il suo modello storico di business è giunto al capolinea.

E in effetti la Lycra Company, la storia, l'ha fatta per davvero, a partire dal 1958, quando lo scienziato Joseph Shivers, un chimico della DuPont, deposita il brevetto di un polimero dalle eccezionali capacità elastiche. Il materiale, inizialmente chiamato "Fibra K", è una variante del poliuretano ed è progettato per sostituire la gomma che ancora appesantisce l'intimo femminile. Il "vitino di vespa" contrassegno estetico di quegli anni viene pagato al prezzo carissimo di una scomodità micidiale. La fibra K si rivela come una rivoluzione epocale. Collant e costumi da bagno, così come li conosciamo oggi, non sarebbero mai esistiti senza la leggerezza e la capacità di recupero di questo materiale. Altre fibre hanno inciso sulla durata dei capi, sulle loro performance, certamente sulla sostenibilità economica. La Lycra ha cambiato l'estetica generale. E non solo quella femminile.

Nelle olimpiadi invernali di Grenoble, nel 1968, la fibra Lycra debutta nelle tute da sci della nazionale francese, concorrendo in maniera determinante ai successi sportivi della squadra. Il benimino di casa, l'ex pilota Jean Claude Killy, domina in tutte le specialità di sci alpino portando a casa la medaglia d'oro nella discesa libera, nello slalom speciale e nel gigante. E' la consacrazione della lycra, che subito viene adottata da tutto il mondo dello sci. Per diventare, nel giro di qualche anno, anche lo standard di ogni disciplina che debba fare i conti con aspetti di areo o idro dinamicità, così come con sforzi muscolari intensi e condensati nel tempo. Questo successo planetario trasforma la Lycra nel materiale tessile più rivoluzionario della seconda metà del XX secolo.

La parabola discendente inizia nel millennio successivo, quando la Lycra viene raggiunta e affiancata da prodotti generici che hanno le sue stesse caratteristiche fisiche e meccaniche ma sono ben più economici. Nel 2004, la DuPont cede questa divisione tessile a Koch Industries. E nel 2019, quando sulla Lycra si è abbattuto anche lo stigma ecologista, passa in mano al gruppo cinese Shandong Ruyi. L'ultimo atto è il Chapter 11 ed è di dieci giorni fa.


Condividi questo post

Sii il primo a sapere

Unisciti alla nostra comunità e ricevi notifiche sulle prossime storie

Iscrizione in corso...
You've been subscribed!
Qualcosa è andato storto