Il destino dei resi, dell'invenduto, dei capi di scarto o in sovrannumero è un tema che affligge ogni azienda di moda. Tanto più se è grande. E, a maggior ragione, se ha l'esigenza inderogabile di preservare l'integrità e il posizionamento del marchio. In un quadro normativo che sta dilatando le responsabilità del fine vita e del rifiuto tessile, e caricandole sulle spalle di tutti gli attori della filiera, ci si aspetta un cambio di approccio generale nella gestione delle giacenze di magazzino.
La strada degli outlet - grande cavallo di battaglia degli anni Novanta - appare decisamente logora e fuori tempo. Meglio, semmai, quella del "second hand", che infatti sta assumendo proporzioni mostruose e tali da impensierire i gestori del mercato primario. Ma quella del vintage è una soluzione che ha dei limiti intrinseci. Riguarda ciò che è già finito addosso a qualcuno e non quello che è stato fermato prima di arrivarci. Per questo appare singolarmente profetico il percorso intrapreso dal colosso giapponese Uniqlo. In questi giorni, proprio ieri, ha lanciato una collezione in edizione limitata, ma comunque su vasta scala, di capi realizzati rielaborando articoli resi. Il progetto è stato sviluppato in collaborazione con i neolaureati del corso in design della Central Saint Martins di Londra.
La collezione è composta da dieci pezzi ed è stata presentata sotto il titolo "Everyday Re.Imagined". Per il momento verrà distribuita in una quindicina di punti vendita, tra Europa e Regno Unito, in quelli che evidentemente vengono giudicati come i mercati più attenti alle tematiche di sostenibilità. I capi rielaborano indumenti esistenti attraverso un percorso di up-cycling, mediante riparazione e ricostruzione creativa, con l'obiettivo - dichiara l'azienda - di "offrire una nuova prospettiva ai capi essenziali di tutti i giorni".
Al centro della collezione c'è l'idea di "dare una nuova vita agli articoli resi", con una proposta di t-shirt e pantaloni rimodellati singolarmente. E se è vero che non ci saranno due capi esattamente uguali, è anche vero che si tratta di uno dei primi tentativi di trasformare una pratica da sub-cultura giovanile in un processo industriale e di scala apprezzabile. Per adesso la collezione sarà disponibile presso i Re.Uniqlo Studios di Oxford St, Regent St, Covent Garden e Coal Drops Yard a Londra, e di Princes St a Edimburgo nel Regno Unito, oltre che nei negozi Uniqlo di Parigi, di Berlino, Anversa, Stoccolma, Roma, Lussemburgo, Amsterdam, Madrid, Varsavia e Göteborg.