Beste Insight, una voce da dentro

Beste Insight, una voce da dentro


Condividi questo post

Se volessimo fare un elenco di eventi che di recente hanno impattato e stanno impattando sul sistema moda, in tutti i suoi livelli ed articolazioni, rischieremmo di perdere molto tempo e saremmo comunque parziali. Pandemia, Intelligenza artificiale, dazi, guerre: sono solo alcuni, forse quelli più evidenti. Questa forma di tempesta quasi perfetta ha innescato, nel corso dell'ultimo anno solare, un cambio di poltrone, prima nelle direzioni creative e, a seguire, nel management, che ha pochi precedenti nella storia del settore. Ma il rischio è quello di fermarsi a questo livello, andando a sottolineare come decisivi gli eventuali elementi di continuità o di discontinuità creativa.

L'impressione è che i veri mutamenti stiano avvenendo a un livello molto più profondo. E' in corso un processo di ridefinizione del concetto di lusso, alla luce di un'evoluzione che ha, da un lato, accresciuto il senso medio di consapevolezza del consumatore e, dall'altro, ha introdotto nel comportamento di acquisto - e più in generale, nel rapporto che abbiamo con gli oggetti - una lunga serie di istanze morali. Non è detto che aziende e consumatori stiano diventando più virtuosi. Ma è persino ovvio che questi criteri di carattere etico stiano diventando un banco di prova su cui misurare la tenuta del consenso e, in definitiva, dei prezzi.

Questo mutamento di prospettiva, oggi può rendere pertinenti anche le voci che fino a ieri erano intrinsecamente irrilevanti. Adesso che il focus sta passando dal design alla filiera, dalla forma delle cose alla qualità dei processi e dei contesti che le hanno generate, diventano rilevanti anche le voci di chi, appunto, parla da dentro il sistema. Che è appunto il nostro caso.


Condividi questo post

Sii il primo a sapere

Unisciti alla nostra comunità e ricevi notifiche sulle prossime storie

Iscrizione in corso...
You've been subscribed!
Qualcosa è andato storto
Al via la NYFW, meno istituzione e molto talento
I dieci finalisti del Council Vogue Fashion Fund

Al via la NYFW, meno istituzione e molto talento

Prende il via oggi a New York - mercoledì 10 settembre - la fashion week relativa alla stagione primavera/estate 2027, con un calendario di circa 70 tra sfilate e presentazioni che si chiuderà ufficialmente martedì 15 settembre. Si tratta di un evento per certi versi periferico, sganciato dai grandi colossi del lusso e fuori dai centri in cui, tradizionalmente, si elabora e si comunica la moda occidentale. Tuttavia, è proprio grazie a questa distanza che New York ha saputo conquistarsi una certa


Federico Pagliai

Federico Pagliai

L'ossessione a puntini di Yayoi Kusama: una mostra a pochi giorni dalla sua morte

L'ossessione a puntini di Yayoi Kusama: una mostra a pochi giorni dalla sua morte

Il grande pubblico probabilmente la conosce attraverso le collaborazioni con il marchio di lusso Louis Vuitton. La prima nel 2012, sotto la direzione creativa di Marc Jacobs, la seconda nel 2023, con un Pharrell Williams appena nominato ai vertici della Maison: enormi pois rossi in campo bianco hanno riempito vetrine, borse e grattacieli delle principali metropoli del mondo. Nonché la sede di rue du Pont Neuf, a specchio sulla Senna. E' il paradosso della cultura attuale: nulla sembra veramente


Federico Pagliai

Federico Pagliai

Il senso della qualità nell'era digitale L'ultimo libro di Eugene Rabkin

Il senso della qualità nell'era digitale L'ultimo libro di Eugene Rabkin

Eugene Rabkin è un giornalista e critico di moda nato in Unione Sovietica ma naturalizzato americano. Da anni, vive e lavora a New York, con collaborazioni che spaziano da grandi quotidiani come il New York Times o il Financial Times a media più specializzati come Arena Homme+ o 032C. E' inoltre fondatore e direttore della rivista digitale StyleZeitgeist. Più di recente, ha curato un libro sulla storia di Stone Island (edito da Rizzoli) e un altro dedicato a Comme des Garçons. In questi giorni è


Federico Pagliai

Federico Pagliai

Brutto come il poliestere

Brutto come il poliestere

Che la generazione Z sia alla ricerca di cose autentiche è del tutto comprensibile. In un paesaggio digitale in cui è sempre più difficile confondere e sovrapporre ciò che è prodotto dall'intelligenza naturale con ciò che è frutto di quella artificiale, la diffidenza appare come l'unica linea di condotta ragionevole per mettersi al riparo dalla manipolazione. Quello che invece è meno scontato è l'utilizzo sempre più frequente del termine "poliestere" e, soprattutto, l'accezione totalmente negati


Federico Pagliai

Federico Pagliai