Lo stratega del lusso accessibile è di nuovo a piede libero

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L'uscita di Bastien Daguzan dall'azienda californiana Fear of God, in cui ha coperto, per poco meno di due anni, il ruolo di CEO, è una notizia che rischia di passare inosservata. O meglio, notata appena dagli addetti ai lavori, in una fase storica che, dopo averci regalato il grande giro di walzer dei direttori creativi, adesso ci sta omaggiando con quello dei manager. A ben vedere, sono i travagli di un settore - quello della moda - che fa fatica a trovare un nuovo punto di equilibrio dopo il boom post covid, e con una rapida sequenza di eventi nefasti (dazi, guerre, crisi energetiche varie) che certamente non aiuta. Eppure Daguzan è una figura che merita una certa attenzione, per la qualità del suo lavoro e, soprattutto, per i marchi cui il suo nome - per scelta propria o per ventura - si è associato nel corso degli ultimi dieci anni.

Nato nel sud-ovest della Francia nel 1984, nella provincia di Tolosa, dopo gli studi in legge alla Sorbona di Parigi, nel 2008 si è laureato all'Institut Français de la Mode (IFM), con una specializzazione in design e gestione del prodotto di lusso. Non ancora trentenne, è stato nominato CEO del marchio parigino Lemaire, concorrendo allo sviluppo globale dell'azienda e avviandone la partnership strategica con Fast Retailing, sia attraverso il lancio della linea Uniqlo U, sia soprattutto con l'ingresso del colosso nipponico come socio di minoranza nella casa parigina. Un passaggio decisivo per lo crescita di Lemaire, tra i pochi marchi che hanno saputo imporsi sulla scena internazionale nell'arco delle ultime due decadi. Un primato che condivide, per esempio, con Jacquemus, il brand fondato dallo stilista Simone Porte nel 2009, e per il quale Daguzan ha coperto prima il ruolo di amministratore delegato e successivamente quello di Presidente. In questa veste, ha svolto un ruolo fondamentale nella trasformazione del marchio da etichetta a vocazione creativa a casa di moda di portata globale, accelerando l'espansione internazionale negli Stati Uniti, in Europa e in Asia. Sotto la sua guida, i ricavi sono triplicati in due anni.

Infine, l'esperienza americana con Fear of God, un altro marchio che sta dando prova di grandissimo dinamismo. Fondato da Jerry Lorenzo nel 2013, il brand californiano ha scalato rapidamente il mercato, fino a valicare i confini nazionali con una proposta articolata in varie linee. Un'altra storia di successo che si è incrociata con il percorso di Daguzan. Citando Agatha Christie, si può concludere che un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova.


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