Dal suo primo amore, ovvero l'arte e la pittura, nasce una grande attenzione alla materia e alla forma che può assumere. Dalle sue origini, le isole Bahamas, uno sguardo schietto sulla moda che lo preserva dall'approccio cerebrale tipicamente europeo. Sono due coordinate che aiutano a capire Traiceline Pratt, giovane designer adesso londinese che ha sfilato di recente nel quadro della fashion week britannica. Nonostante una forte diffidenza iniziale, in parte legata al radicamento del paese d'origine, alla fine ha accettato di iscriversi alla Central Saint Martin, chiudendo il percorso di studi con una laure magistrale in abbigliamento femminile. Il contesto londinese gli ha dato struttura e competenza tecnica, senza compromettere la purezza del suo approccio istintivo e orientato all'estetica del presente, piuttosto che alle complicazioni della tradizioni e del retaggio. Un'esperienza a fianco di Phoebe Philo e alcuni contatti con Virgil Abloh sono gli elementi che alla fine lo hanno spinto ad avviare un percorso autonomo, già ricco di buone premesse. Suo l'abito che era addosso ad A$AP Rocky nell'ultima edizione del Met Gala.
Dalla fucina di La Cambre, la vincitrice del nuovo Andam
Marie Adam-Leenaerdt si è aggiudicata l'ultima edizione del Gran Premio Andam. La stilista belga ottiene una cifra, tutt'altro che simbolica, di 300.000 euro e accede a un percorso di tutoraggio con lo stilista e fondatoire di Ami, Alexandre Mattiussi. Il premio è stato consegnato con una cerimonia solenne al Palais Royal di Parigi, al termine della settimana dedicata alle sfilate maschili. Il riconoscimento attesta il valore di un talento che si è affacciata sul mercato da circa 4 anni. Il deb
Federico Pagliai
Vesto, dunque SONO
Un nome, un destino. O meglio, un soprannome - quello di Stephanie "Sono" Oberg - che racchiude il destino di creare abiti più per essere che per apparire. Abiti solidi, con un'estetica sottratta al tempo, con un'idea di lusso molto più legata a una visione intima di benessere che a un desiderio implicito di autoaffermazione. I primi passi del progetto risalgono al 2003, quando la tedesca Stephanie Oberg, dopo cinque anni di formazione in fashion design all'università di Amburgo, decide di avvi
Federico Pagliai
Le scuole di design al tempo dell'Intelligenza artificiale
Secondo i dati forniti da UCAS, ovvero dal portale centralizzato (Universities and Colleges Admissions Service) per l'ammissione alle università inglesi, solo nel Regno Unito vengono offerti oltre 200 corsi di laurea triennale in moda, con classi che vanno da poche unità a circa 50 studenti, in istituti come la Central Saint Martins e il London College of Fashion, per citare i due che rappresentano il vertice della piramide formativa del settore. Ciò significa che quasi 5.000 nuovi laureati in
Federico Pagliai
Invenduto, da oggi la distruzione è impossibile
Da oggi, o più precisamente, a partire dal 19 luglio 2026, le aziende europee del settore abbigliamento non potranno più distruggere i prodotti invenduti. Tutto ciò che arriverà a fine stagione senza essere uscito dal negozio o dal magazzino sarà destinato a una nuova vita, anche se resta da capire quale forma possa avere. Sgonfiata, o comunque largamente ridotta, la bolla degli outlet, resta da capire come conciliare tutela del marchio, posizionamento, senso di esclusività e, a questo punto, an
Federico Pagliai
Boom del consumo di cotone, il miracolo di San Giuseppe
Nel marzo scorso, sulle regioni sud-occidentali degli Stati Uniti, si è abbattuta un'ondata di caldo senza precedenti. In Arizona e nel sud della California la colonnina del termometro si è spinta per la prima volta nella storia - o, almeno, da quando esistono le misurazioni - sopra la tacca dei 43 gradi, con il record di 43,3° che è stato registrato nella giornata del 19 marzo, festa di San Giuseppe. Ma gli incendi, e gli ettolitri di sudore versati, non sono le uniche conseguenze di un cambiam
Federico Pagliai
Tessile Giappone, così lontano, così vicino
Dal molti punti di vista, il contesto giapponese è quello che più assomiglia al contesto italiano. Le analogie non si limitano alla consistenza storica della tradizione tessile. O alla struttura industriale altamente polverizzata, aldilà dei cinque o sei colossi che nella nazione orientale tengono in mano una sorta di oligopolio dei materiali sintetici. La lista include Tejin, Komatsu, Toray e pochi altri nomi. Le analogie si allargano al settore manifatturiero che, come quello italiano, poggia
Federico Pagliai