Dal suo primo amore, ovvero l'arte e la pittura, nasce una grande attenzione alla materia e alla forma che può assumere. Dalle sue origini, le isole Bahamas, uno sguardo schietto sulla moda che lo preserva dall'approccio cerebrale tipicamente europeo. Sono due coordinate che aiutano a capire Traiceline Pratt, giovane designer adesso londinese che ha sfilato di recente nel quadro della fashion week britannica. Nonostante una forte diffidenza iniziale, in parte legata al radicamento del paese d'origine, alla fine ha accettato di iscriversi alla Central Saint Martin, chiudendo il percorso di studi con una laure magistrale in abbigliamento femminile. Il contesto londinese gli ha dato struttura e competenza tecnica, senza compromettere la purezza del suo approccio istintivo e orientato all'estetica del presente, piuttosto che alle complicazioni della tradizioni e del retaggio. Un'esperienza a fianco di Phoebe Philo e alcuni contatti con Virgil Abloh sono gli elementi che alla fine lo hanno spinto ad avviare un percorso autonomo, già ricco di buone premesse. Suo l'abito che era addosso ad A$AP Rocky nell'ultima edizione del Met Gala.
Vesto, dunque SONO
Un nome, un destino. O meglio, un soprannome - quello di Stephanie "Sono" Oberg - che racchiude il destino di creare abiti più per essere che per apparire. Abiti solidi, con un'estetica sottratta al tempo, con un'idea di lusso molto più legata a una visione intima di benessere che a un desiderio implicito di autoaffermazione. I primi passi del progetto risalgono al 2003, quando la tedesca Stephanie Oberg, dopo cinque anni di formazione in fashion design all'università di Amburgo, decide di avvi
Federico Pagliai
Myah Hasbany
Aveva solo 17 anni quando divenne la stilista di riferimento di Erykah Badu . Studentessa alla Booker T. Washington High School for the Performing Arts di Dallas, Myah Hasbany incontrò Badu quando la musicista, ex alunna della scuola, tornò in Texas per il suo spettacolo annuale di compleanno. "Venne nella mia scuola in cerca di ballerine per lo spettacolo. Sapevo di non saper ballare, ma dovevo entrare nella stanza con lei", mi racconta Hasbany. "Io e la mia amica ci siamo vestite con due enorm
Federico Pagliai
Se Shein si ingoia Everlane
Il comunicato stampa che annuncia l'accordo ha toni notevolmente trionfalistici: un futuro radioso attende Everlane, dopo la sua acquisizione da parte del colosso cinese dell'ultra fast fashion Shein. Ma ha tutta l'aria di una resa incondizionata: l'azienda americana che aveva scelto come bandiera la trasparenza e la tracciabilità, alla fine, ha dovuto concedersi, sotto la pressione del mercato, proprio all'azienda che, più di ogni altra, rappresenta l'emblema del prezzo più basso raggiunto ad o
Federico Pagliai
In Puglia la Davos del lusso
Si è chiusa tre giorni fa, a Savelletri di Fasano, in Puglia, l'ultima edizione di "Business of Luxury", il summit che il Financial Times dedica da oltre vent'anni al settore del lusso. La scelta della location italiana non è ovviamente casuale. E non tanto per l'indubbia bellezza del resort, che già nel 2024 aveva ospitato un evento di portata internazionale come il G7. Quanto per la rilevanza strategica che il quotidiano economico americano riconosce all'Italia e alla sua industria manifatturi
Federico Pagliai
La ricetta insuperabile di Deanna
Deanna Ferretti Veroni è un nome che nel circuito della moda conoscono tutti. Quanto meno, lo conoscono nella forma abbreviata di Miss Deanna. Che poi è il nome dell'azienda che lei ha fondato e con cui, per oltre trent'anni - dagli anni Settanta fino al 2004 - si è totalmente identificata. Per molti, è stata uno dei grandi punti di riferimento della maglieria. Colei che, dai telai di Reggio Emilia, ha saputo tirare fuori i sogni di un'intera generazione di stilisti: per prima Kenzo, poi Krizia,
Federico Pagliai
Filiera e designer, un dialogo difficile, nonostante Glass Factory
Il suo progetto iniziale era quello di entrare sul mercato con un brand proprio. Ma davanti a una serie interminabile di ostacoli, William Lasry ha compreso che la sua strada era un'altra; il suo destino era quello di spianare il percorso (o di provare a farlo) a tanti giovani designer che debbono fare i conti con le difficoltà della produzione. Infatti, in un'epoca in cui i mezzi di comunicazione sono straordinariamente accessibili - e in cui anche la creazione stessa rischia di diventare larga
Federico Pagliai